Il tempo – Text
5 giugno 2018

EN

A particular sensitivity in the perception of light allows Renato Gasperini to draw the blacks of the shadows with shapes that go beyond reality. The images do not tell only what you see, but amplify the possibility of expression enriching it with moods and emotions.
The photographer makes a wise use of the camera, all the movements and overlays are done in recovery, and through the technique of moving camera and out fo focus, the artist looks for presences different from those visible.
In the series of landscapes overlaps transparencies that remove the natural places from their reassuring reality, finding in the human signs that cross the spaces that inner dimension to which man can no longer give voice, because private, from the speed, of every reflection time. The photos are populated with characters: in transparency or outlined on the bottom, imagined or rememberd, are to indicate how deep reality can be. Small eyes of light, inanimate presences that can do the work of man and protect a humanity that runs the risk of being lost, rarefied in the immensity of the landscape.
The poetics that contains the photographic research of Renato Gasperini starts from here, from the detection of the presence of humanity that dissolves into space, too small and shy to occupy it arrogantly, too big to disappear completely and not leave a signal of its passage.

Annalisa Filonzi

IT

Una particolare sensibilità nella percezione della luce permette a Renato Gasperini di disegnare i neri delle ombre con forme che vanno al di là della realtà. Le immagini non raccontano solo ciò che si vede, ma amplificano la possibilità di espressione arricchendola con gli stati d’animo e le emozioni.
Il fotografo fa un uso sapiente della macchina fotografica, tutti i movimenti e le sovrapposizioni sono fatte in ripresa, e attraverso la tecnica dello sfocato e del mosso l’artista ricerca presenze diverse da quelle visibili.
Nella serie dei paesaggi sovrappone trasparenze che allontanano i luoghi naturali dalla loro rasserenante realtà, trovando nei segni umani che attraversano gli spazi quella dimensione interiore a cui l’uomo non sa più dare voce, perché privato, dalla velocità, di ogni tempo di riflessione. Le foto si popolano di personaggi: in trasparenza o stagliate nette sul fondo, immaginate o ricordate, stanno ad indicare quanto può essere profonda la realtà. Piccoli occhi di luce, inanimate presenze che inscatolano l’operato dell’uomo e ne proteggono un’umanità che corre il rischio di disperdersi, rarefarsi nell’immensità del paesaggio.
La poetica che racchiude la ricerca fotografica di Renato Gasperini parte da qui, dalla rilevazione di presenze di umanità che si disciolgono nello spazio, troppo piccole e timide per occuparlo in modo arrogante, troppo grandi per sparire del tutto e non lasciare un segnale del proprio passaggio.

Annalisa Filonzi